Massimo Stefani
Il 1973 è l’anno dei primi approcci con l’immagine fotografica. Ma è a partire dal 1979 che la frequentazione del mondo della fotografia diviene costante e appassionato, seppure lontano dall’ambito professionale (cosa che invece avverrà anni dopo) all’interno di un sodalizio bolognese ricco di fermenti, individualità di spicco e spinte propositive che concorreranno in notevole misura alla sua formazione.
Formazione che fin dall’inizio, salvo qualche breve parentesi, lo porta ad occuparsi, con grande assiduità e partecipazione, del pianeta Uomo.
Lo sguardo di Massimo Stefani si posa costantemente su quello strato di umanità, molto spesso dimenticata, che vive lontano e con la stessa equidistanza, sia dal fasto che dalla tragedia.
Una umanità che giorno dopo giorno si incontra e si ritrova negli stessi luoghi, nelle stesse strade, nelle stesse piazze, sempre uguale ma sempre diversa. C’è sempre un volto da immortalare, c’è sempre una storia da ascoltare. La fotografia di reportage quindi, dalla quale traspare evidente l’influenza della scuola statunitense, è il terreno d’elezione sul quale si muove l’indagine che Massimo Stefani conduce, quasi quotidianamente da oltre un trentennio, utilizzando la forza espressiva del bianco e nero (esclusivamente trattato in proprio) per esprimere il proprio sentire.

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